Portare la nuovissima KTM LC8 Adventure R in tutta sicurezza dalle terre dei maharaja fino alla foce del Gange. Questa è la sfida affrontata da Thomas Lang nel suo avventuroso viaggio attraverso l'India e il Bangladesh fino al Nepal.
Automobili, bus, risciò ed esseri umani a perdita d'occhio, il rumore è assordante. Devo urlare per farmi sentire da Claudia. Ci troviamo a Old Delhi in India. Il nostro obiettivo: portare la nuovissima KTM LC8 Adventure R in tutta sicurezza attraverso questo paese immenso, percorrendo 24 stati federali e il Bangladesh, fino al Nepal. L'India è la terra dei miti, delle storie dei maharaja e della miseria. Un paese caratterizzato dalla sovrappopolazione e dalla solitudine, con le megalopoli da un lato e i deserti e le foreste vergini dall'altro. I bombardamenti di stimoli esterni sono all'ordine del giorno, gli shock culturali inevitabili.
La nostra avventura ha inizio nel nordovest del paese.
Passando per la città santa di Haridwar lungo il corso
superiore del Gange, superando innumerevoli cur-
ve ci spingiamo verso le propaggini dell'Hima-
laya fino a Simla e oltre, verso Dahramsala.
Questo è il luogo di esilio del Dalai Lama. Le
montagne innevate all'orizzonte dimostrano
che qui la primavera stenta ancora ad arrivare.
Le temperature rigide ci costringono a
indossare i nostri giubbotti più pe-
santi. Dopo una breve puntata nel-
la terra politicamente fragile del
Kashmir attraversiamo le vaste
pianure del Punjab, i cui campi
verdi e lucenti coltivati a ri-
so e cereali restano im-
mersi in una cortina
lattiginosa di fos-
chia e nebbia fino
a mezzogiorno.
Da qui in avanti per diverse settimane proseguiremo in un'unica direzione. Abbiamo davanti a noi 4.500 chilometri in direzione sud. Le donne vestite di sari variopinti ci fanno capire che abbiamo raggiunto il Rajasthan. Questa è la terra dei cammelli, dei maharaja e delle reggie nel deserto. Sulle splendide piste di sabbia e sassi la nostra KTM è perfettamente a suo agio. Durante il giorno ci godiamo uno spensierato viaggio in fuoristrada, alla sera passeggiamo per gli antichi caravanserragli con i loro palazzi finemente decorati in pietra arenaria. Ci passano accanto commercianti e nomadi con in testa turbanti colorati a cavallo di fieri cammelli, facendoci sentire come se fossimo piombati nei racconti delle Mille e una notte.
La regione densamente popolata di Mumbai ha 20 milioni di abitanti e noi ci troviamo immersi in un caos di lamiere, gas di scarico e persone. Il contrasto con il silenzio e la solitudine del deserto non potrebbe essere più forte. Ci vogliono alcune ore per riuscire a districarsi da questo formicaio, e subito ci tuffiamo verso l'interno, nelle Western Ghats, la catena montuosa che si estende fino alla punta più meridionale del paese. Il rumore e la frenesia qui sono solo un lontano ricordo: ci ritroviamo davanti bellissime sequenze di curve che attraversano la rigogliosa foresta vergine di palme e banani che sembra esistere solo per noi.
alla strada. Le pompe di benzina qui si incontrano raramente e spesso siamo costretti a farci dare la benzina in taniche arrugginite dagli abitanti dei villaggi. Poi ecco finalmente la ricompensa di tanta fatica: alla fine di una piccola strada le cascate di Chitrakot sembrano aprirsi sul nulla. Queste cascate sono solo di un terzo più piccole delle famose cascate del Niagara, ma nella stagione secca lungo le pareti di roccia si gettano nel vuoto solo alcuni rivoli d'acqua. Quattro giorni dopo siamo davanti alle porte di Calcutta, la città tristemente famosa per essere la patria della miseria e della vita sulla strada. Ma noi veniamo accolti da una metropoli aperta al mondo, da persone calorose e bellissimi palazzi coloniali, senza per questo chiudere gli occhi davanti alla povertà presente ovunque.
Palme, sole, mare e sabbia: dopo due giorni di riposo sulle spiagge di Goa riusciamo a capire perché molti viaggiatori di passaggio non riescono più a lasciare questo posto. Davanti a noi si estende un paesaggio che sembra uscito dal libro della giungla. Una fitta foresta tropicale, piste di sabbia rosso fuoco e strade di asfalto piene di curve faranno da cornice alla nostra avventura nei prossimi giorni. I cammelli sono spariti da un pezzo, ora sulle strade tra i camion e gli autobus trotterellano imperturbabili dei massicci elefanti addomesticati. Dopo 29 giorni e più di 6.300 km raggiungiamo il "finis terrae" dell'India, la punta più meridionale del paese, dove il Golfo del Bengala e il mar d'Arabia si incontrano.
Davanti a noi si estende la lunga costa orientale del subcontinente indiano. Passiamo continua-mente dal mare alle regioni montagnose dell' interno, ci lasciamo alle spalle Madurai con il tempio forse più bello di tutta l'India, l'ex-colonia francese di Pondicherry con il suo fascino medi-
terraneo e la megalopoli di Chennai, un tem-
po chiamata Madras. Nel periferico stato
federale di Chhattisgarh il calore si fa
quasi insopportabile. Ovunque ne-
gli aridi boschi vediamo ardere
incendi che si avvicinano
minacciosamente
Con il cuore pieno di aspettative ci dirigiamo verso il Bangladesh. Pochi viaggiatori si avventurano fino a qui, probabilmente a causa della pubblicità negativa dovuta a sovrappopolazione, alluvioni e alla povertà dilagante. Nelle regioni collinose predomina il verde delle risaie, incorniciate da file di palmeti. Le città sono invece caratterizzate da tristi costruzioni funzionali, e nelle strade sciamano senza sosta masse di persone e risciò.
Nel sud del paese si estende la gigantesca foce a delta del Gange. A bordo di traghetti arrugginiti e dall'aspetto non proprio affidabile percorriamo queste vie d'acqua per rientrare in India a est. Qui solo tre Stati possono essere attraversati senza un visto speciale. A causa dei disordini politici i militari sono onnipresenti. Percorrendo strade solitarie e piene di curve nella giungla raggiungiamo di nuovo l'Himalaya. Dopo aver fatto visita al regno di Sikkim, un tempo inaccessibile agli stranieri, e a Darjeeling, la capitale della coltivazione del tè, seguiamo il corso del Gange controcorrente fino a Varanasi, probabilmente la città più spirituale dell'India.
Ancora un giorno e poi dovremo dire addio a questo paese così caotico e bello allo stesso tempo. Orgogliosi di essere riusciti a destreggiarci in un traffico a volte snervante e di aver superato indenni alcuni pericolosi incontri con camion, autobus e mucche, ci avviciniamo al confine nepalese. A soli 200 metri dal confine un camion mi costringe ad una brusca frenata sulla strada ricoperta di sabbia e la caduta è inevitabile, per fortuna con conseguenze non troppo serie. Forse alla fine l'India non
vuole lasciarci partire come se nulla fosse. Tre giorni più tardi, dopo aver
percorso oltre 13.500 km, raggiungiamo la nostra meta: Kathmandu, la
capitale del piccolo paese nel cuore dell'Himalaya.